M E M O R A N D U M
Proposte per un programma politico-culturale a favore della minoranza linguistica ladina.
Vengono qui evidenziati i problemi e le rivendicazioni più importanti con l’auspicio che i politici li assumano nella loro agenda e li avviino a soluzione.
Preambolo
Cause del regresso della lingua ladina
Le necessità della minoranza ladina sono note: fra di esse annoveriamo i provvedimenti atti ad impedire l’indebolimento progressivo della lingua ladina. Si riassumono comunque di seguito le cause del regresso:
- il frazionamento della Ladinia in enti politici e giuridici diversi (2 regioni, 3 provincie, 5 comunità comprensoriali); ciò favorisce l’allontanamento delle zone e delle valli ladine l’una dall’altra;
- la mancanza di un centro politico, economico e culturale;
- condizioni economiche, culturali e di formazione scolastica diverse;
- lo sviluppo indipendente dei singoli idiomi a sostegno di identità locali diverse;
- la mancanza di riconoscimento politico della lingua unificata;
- l’influsso eccessivo dei media e della letteratura in lingue diverse da quella madre;
- la mancanza di un hinterland linguistico cui attingere prodotti culturali essenziali a sostegno della modernizzazione e normalizzazione della lingua madre, quali strumenti linguistici e didattici, opere letterarie, programmi televisivi;
- la presenza insufficiente del ladino nella vita pubblica e nell’ambito economico privato;
- l’immigrazione di alloglotti;
- l’emigrazione di ladini.
Necessita un approccio generale e unitario alla causa ladina
Le valli e zone ladine di Badia, Gardena con le frazioni ladine di Castelrotto, Fassa, Fodom/Livinallongo, Colle Santa Lucia e Ampezzo formano, nonostante le diversità a cui si è accennato sopra, un territorio culturale e linguistico unitario. La conservazione e promozione della lingua e cultura ladine postulano a loro volta detto approccio generale ed unitario; soluzioni parziali, che prescindano dal concetto generale, rischiano addirittura di aumentare le divisioni, e di mettere in pericolo la coesione stessa della Ladinia. La politica culturale ladina deve pertanto muoversi in una cornice comune a tutte le valli e zone ladine quale presupposto per un trattamento unitario dei diritti e dei bisogni della minoranza. I diritti statutari dei ladini delle provincie autonome di Bolzano e Trento vanno applicati ed estesi ai ladini del Veneto. Tale estensione avverrebbe nel migliore dei modi attraverso l’aggregazione del territorio dei 3 comuni ladini del Veneto alla Provincia autonoma di Bolzano La riunificazione amministrativa rappresenta una rivendicazione fondamentale della popolazione ladina, avanzata con forza nei momenti cruciali della sua storia: 1918: lettera-appello dei sindaci ladini richiedente il diritto all’autodeterminazione; 1916: manifestazione sul Passo Sella contro la separazione e per l’unità della Ladinia; 2007: referendum popolare nei comuni ladini del Veneto sull’aggregazione alla Provincia autonoma di Bolzano. L’attuazione di questa richiesta storica costituisce una delle priorità dei doveri della politica, in particolare della Lia di Comuns Ladins (Lega dei comuni ladini).
Diritti, richieste, bisogni
Bisogna anzitutto distinguere i diritti che derivano ai ladini dalla legge (costituzione, statuto di autonomia, leggi di attuazione, ecc.) dalle pretese che derivano dal principio di parità dei gruppi linguistici e dalla tutela delle minoranze; i primi vanno attuati, se necessario con ricorso alla magistratura; provvedimenti a sostegno della lingua e cultura vanno definiti e concretizzati nell’ambito della discussione politica. La minoranza ladina ha bisogni particolari che non vanno valutati secondo una proporzionale etnica meramente numerica; questi sono proporzionalmente molto più elevati di quelli dei due gruppi linguistici maggioritari in Alto Adige. Da parte delle forze politiche si attendono fatti concreti e non semplici dichiarazioni di principio. Vale il principio che la democrazia viene commisurata al soddisfacimento dei bisogni delle minoranze.
- Provvedimenti politici a favore dei ladini
A.1 Ladinia intera
Le Provincie autonome e la Regione Veneto favoriscano l’annessione dei 3 comuni ladini bellunesi – Fodom/Livinallongo, Colle Santa Lucia, Ampezzo – alla Provincia autonoma di Bolzano. L’esito quasi unanime del referendum non può essere ignorato. La divisione fascista del 1923 fra i ladini va finalmente superata mediante uno spedito iter parlamentare.
- Nell’ambito della riforma parlamentare, rispettivamente nelle leggi elettorali seguenti e ovviamente nello Statuto di autonomia, necessita prevedere apposite circoscrizioni elettorali comprensive dei 18 comuni e delle 3 frazioni dei ladini delle Dolomiti.
- Le Provincie autonome e la Regione Veneto sostengano ogni iniziativa, organizzazione e infrastruttura interladina atta a rafforzare la cooperazione tra le vallate e l’unità politica e culturale della Ladinia.
- La Lia di Comuns Ladins va dotata concretamente di competenze e mezzi. Essa si adoperi per la parificazione dei diritti di tutte le zone ladine.
- Le Provincie autonome e la Regione Veneto riconoscano l’Union Generela di Ladins dla Dolomites (U.G.L.D.) quale rappresentante culturale di tutti i ladini dolomitici ai sensi dell’art. 3 comma 1 della legge sulla tutela delle minoranze n. 482/1999 e quale interlocutrice principale della Lia di Comuns Ladins, seguendo l’esempio della Lia Rumantscha in Svizzera.
- I collegamenti stradali dei passi dolomitici costituiscono la via di comunicazione principale fra i ladini e vanno apprestati in modo da consentire la circolazione tutto l’anno. L’introduzione di un pedaggio o di altre limitazioni alla circolazione comporterebbe probabilmente un’ulteriore divisione ed isolamento delle valli ladine.
A.2 Provincia autonoma di Bolzano/Südtirol
In base allo Statuto di autonomia i ladini sono rappresentati in Consiglio Provinciale ma in Giunta Provinciale entrano solo con il consenso della maggioranza. L’art. 50, comma 3 di detto Statuto va pertanto modificato nel senso di trasformare la facoltà di rappresentanza in Giunta in mano alla maggioranza in diritto della minoranza.
- Con un consigliere soltanto i ladini sono sottorappresentati e non possono nemmeno coprire le cariche istituzionali riservate al gruppo, quali la vicepresidenza del Consiglio e l’assessorato richiesto. Si chiede pertanto che la legge elettorale sia modificata in modo da garantire la presenza di due ladini in Consiglio provinciale.
- Ai ladini va garantita la rappresentanza nel A.R. e nelle Commissioni statutarie dei 12 e dei 6.
- L’assessore ladino deve occuparsi in primo luogo degli affari ladini, della promozione della cultura, dello sviluppo della scuola, della valorizzazione e normalizzazione della lingua, della cooperazione con istituzioni ladine delle provincie limitrofe, della riunificazione dei ladini.
- Per importanti servizi pubblici (intendenza, tavolare, catasto, lavoro…) vanno costituiti uffici periferici nelle valli ladine per arrestare la forte emigrazione di intellettuali e garantire l’uso della lingua ladina.
- La regola proporzionale va modificata nel senso di consentire deroghe per l’accesso dei ladini ai posti anche alti della pubblica amministrazione provinciale e locale; con ciò si evita la dichiarazione di appartenenza ad un altro gruppo per accedere ai posti di lavoro. L’indennità di lingua ladina va concessa a tutti i ladini che lavorano nella pubblica amministrazione e anche ai dipendenti pubblici che hanno acquisito il patentino in lingua ladina. Si nota al riguardo che ben 150 posti riservati al gruppo ladino sono oggi occupati da appartenenti ad un gruppo linguistico diverso.
- Nei comprensori della Val Pusteria e Salto-Sciliar il ladino va usato come lingua ufficiale paritaria. Va comunque perseguita la costituzione di un comprensorio ladino con competenze specifiche adeguate alla minoranza, il che favorirebbe anche il miglioramento della situazione linguistica ed il rafforzamento dell’identità ladina.
- Il Museo ladino va attribuito alla competenza dell’assessorato ladino.
- Promozione della lingua ladina
Attualmente manca una politica linguistica unitaria ladina e la collaborazione fra le istituzioni culturali ladine lascia non poco a desiderare. Le 11 tesi elaborate dalla U.G.L.D. nel 2005 per una politica linguistica comune è un’ottima base per procedere in sede politica ed istituzionale.
- Il riconoscimento e l’uso della lingua scritta unificata, unitamente al rispetto e alla cura degli idiomi di valle, costituisce un fattore indispensabile per la conservazione della lingua e dell’identità ladine. Il modello svizzero, con il riconoscimento del Romantsch Grischun come unica forma ufficiale della lingua retoromana scritta, vale anche per le necessità della Ladinia.
- La delibera n. 210 del 27.01.2003 della Giunta Provinciale di Bolzano sull’uso della lingua ladina negli uffici pubblici e negli atti normativi va modificata nel senso che la lingua ladina unificata deve essere usata per atti, documenti e comunicazioni che riguardano più vallate o zone ladine (leggi, regolamenti, certificazioni, carta d’identità…). L’uso alternativo o addirittura contemporaneo di più idiomi ladini difetta di qualsiasi logica, è inutile e discriminatorio. Lo stesso accertamento della conoscenza della lingua deve tener conto anche del ladino standard.
- I ladini hanno il diritto di avere tutti i documenti e le comunicazioni che li riguardano anche nella loro lingua madre.
- Dove è previsto dalla legge, la lingua ladina va applicata sistematicamente e senza omissioni: ciò vale non solo per i comuni ladini ma anche a livello di Provincia, compreso il capoluogo Bolzano. Proprio in virtù della parità di diritti fra i 3 gruppi, tutti gli uffici particolarmente rilevanti in provincia di Bolzano vanno denominati ed indicati anche in lingua ladina (tribunale, ospedale, comune, uffici provinciali, ufficio delle entrate…). Tramite l’evidenziazione e l’“affissione” il ladino può conseguire uno status più alto e un’accettazione più larga, interna ed esterna.
- La toponomastica ladina, nota da centinaia di anni anche al di fuori della Ladinia (esonimi), va usata negli scritti e nella segnaletica.
- Le associazioni culturali che si occupano in particolare della lingua e della cultura ladine devono essere finanziate pubblicamente, in modo da garantire la loro piena attività ed efficienza. Il sostegno può anche avvenire attraverso la U.G.L.D. ed in aggiunta al finanziamento da parte di altri enti.
- Va sostenuta in particolar modo l’attività editoriale e con essa i giovani autori ladini.
- Un osservatorio linguistico gioverebbe al miglioramento della sostanza linguistica. L’Istituto culturale tedesco dispone da anni di una simile struttura che vigila sulla buona conservazione della lingua tedesca.
- Media ladini
Alla RAI ladina di Bolzano devono poter accedere i ladini di tutte le valli, per rafforzare lo spirito di unione della minoranza. La sede principale può rimanere a Bolzano, ma alcuni posti vanno trasferiti nelle valli per avere un contatto diretto con la popolazione e facilitare il lavoro.
- Le trasmissioni radiotelevisive in ladino devono essere sostanzialmente ampliate in termini di tempo e di contenuti, affinché possano trattare anche temi diversi dalla mera informazione locale. La Tv ladina può costituire un forte antidoto all’influsso sulla lingua ladina delle onnipresenti trasmissioni in lingue diverse. I retoromani della Svizzera hanno trasmissioni nella loro lingua per l’intera giornata.
- Al settimanale “La Usc di Ladins” le provincie autonome o chi per esse dovrebbero garantire una copertura finanziaria pluriennale nell’ammontare almeno del 25% della spesa, in modo che si possano creare due edizioni nella settimana e assumere collaboratori qualificati fissi. Le provincie autonome stesse e le regioni potrebbero sostenere “La Usc” anche con le proprie inserzioni.
- Necessita un’agenzia di stampa ladina per fornire le notizie più attuali anche ai gruppi linguistici diversi: già anni addietro il presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder ritenne utile un simile progetto, disponibile da tempo ai retoromani svizzeri.
- Ripartizione ladina presso la Facoltà di scienze della formazione dell’Università di Bolzano
Il ladino dovrebbe essere presente, almeno come materia da scegliere, in tutte le direzioni di studio e non soltanto nella Facoltà di scienze della formazione.
- Tutte le istituzioni culturali più importanti devono collaborare strettamente alla normalizzazione del ladino sotto la direzione scientifica dell’Unibz di Bressanone.
- A detta ripartizione vanno attribuiti più mezzi che consentano l’assunzione di collaboratori qualificati e garantiscano posti di lavoro sicuri; l’aumento del personale attuale (1 professore e 1 assistente) urge in ogni caso.
- Come istituzione sovra-locale l’Università deve considerare i bisogni di tutte le valli ladine, occupandosi anche della lingua ladina unificata.
- Al momento della fondazione dell’Università si prevedeva un apposito “Istituto di ladinistica” con una dotazione assai maggiore dell’attuale sezione ladina: detto istituto va instaurato.
- La Facoltà di scienze della formazione deve garantire competenze eccellenti in tutte e 3 le lingue provinciali. Visto che il tedesco è dominante nell’iter educativo della maggior parte degli studenti ladini, necessita curare in modo particolare il ladino e l’italiano.
- Intendenza scolastica ladina
Da un confronto delle situazioni istituzionali emerge con chiarezza che il dipartimento ladino è fortemente svantaggiato rispetto a quelli per la lingua e cultura tedesca e italiana. Si richiede pertanto:
- Il trattamento paritario dei 3 dipartimenti, con la nomina dell’intendente ladino a direttore di dipartimento per le scuole e la cultura ladina e lo stato paritario nel campo dell’innovazione e della consulenza.
- Centri di consulenza della ripartizione 18; la creazione di un ufficio culturale locale per la promozione dei posti di lavoro e per l’ampliamento dei servizi a favore della popolazione ladina.
- La competenza “cultura” e “lavoro giovanile” va attribuita all’intendente ladino.
- Necessita il potenziamento della collaborazione transfrontaliera dei ladini.
- L’Intendenza ladina deve in ogni caso conservare la propria indipendenza rispetto alle intendenze italiana e tedesca. Le sue strutture e competenze vanno rafforzate. Anche la dotazione finanziaria delle scuole e dei servizi dell’Intendenza ladina vanno potenziati.
- L’insegnamento paritetico deve garantire la parità di risultati in tedesco e italiano. A tale scopo occorrono misure di sostegno a tutti i livelli scolastici nonché una formazione trilingue paritaria degli insegnanti.
- Necessita una forte rivalutazione dell’insegnamento del ladino e non soltanto della materia “lingua ladina” ma anche di altre materie che possono essere insegnate, almeno parzialmente, in ladino, come la storia, la geografia, o l’arte.
- Le scuole musicali ladine vanno integrate nell’Intendenza ladina alla pari di quelle in lingua tedesca e italiana.
Badia, 15 gennaio 2016
Dr. Lois Trebo Dr. Erwin Valentini
Memorandum - propostes per n program politich-cultural
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