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Friul: lege sun l lingaz scialdi dobliousa
scrit ai 23 November 2007 da les 20:16:23 da noeles

Friul

Lege sun l lingaz furlan: miec che l piec

L comité 482/99, promotour dla lege, dij che an se à arjumé via na ocajion storica, ma l piec à podù vegnì evité

Encuei à l Consei regional dl Friul-Venezia-Giulia dé pro la lege nueva sun l lingaz furlan. L comité furlan 482/99 (inom aladò dla lege cheder nazionala sun les mendranzes, n.d.r.) ti é sté do duc chisc meisc a la chestion con critiches y propostes ai politics. L grup fova ence prejent enier con n preside dant dal palaz dl Consei a Triest. Na gran mueia pro l comité 482 che la rata massa dobliousa. Al à declaré che la Region à arjumé via na ocajion storica per dé pro na lege inovativa al vare con i temps, ma che vedan tresfora tentatifs de mudé ju l test al arbas de sconanza, ésen empò stés bogn da evité l piec. Daite publiconse l test integral dla touta de posizion dl comité 482 y valch scliguc dla discuscion tl Consei Regional.



Oggi il Consiglio regionale ha approvato, con una maggioranza trasversale, la nuova legge sulla lingua friulana. Si tratta di un provvedimento che il presidente della Giunta, Riccardo Illy, e la maggioranza che lo sostiene avevano promesso già durante la campagna elettorale. Promessa ribadita e progetto perseguito fortemente dall’assessore Antonaz.
L’impegno, dunque, è stato mantenuto. Nell’esprimere un giudizio, tuttavia, è necessario considerare non solo se una promessa è stata mantenuta, ma anche il modo in cui lo si è fatto.
Per quanto ci riguarda, dopo l’esperienza maturata grazie alla legge regionale sul friulano del ’96 e alla legge statale di tutela delle minoranze linguistiche del ’99, la nostra Regione aveva la possibilità di predisporre una nuova legge sulla lingua friulana che trasformasse il Friuli VG in un modello, non solo su scala statale, ma anche europea. In tale direzione puntavano la proposta elaborata dal gruppo di esperti nominati dalla Giunta regionale e, in particolare per quanto riguarda l’insegnamento, la proposta della Commissione Obiettivi Didattici dell’ARLeF. Purtroppo è mancato il coraggio di intraprendere questo percorso. Crediamo che, in tal modo, sia andata persa un’occasione davvero storica.
L’intervento congiunto di settori della maggioranza, di parte consistente delle forze dell’opposizione e di alcuni esponenti del mondo politico e sindacale regionale ha determinato una corsa al ribasso che rischiava di portare le politiche di tutela e valorizzazione della lingua friulana su livelli inferiori a quelli garantiti dalla 482/99 e perfino dalla 15/96. Tale situazione, bloccando la produzione di un testo di legge veramente innovativo, ha obbligato quanti avevano a cuore i diritti linguistici dei friulani a lottare per evitare che si facessero dei passi indietro.
In una cornice del genere, dobbiamo ringraziare soprattutto l’impegno del PRC (in primis del consigliere Franzil), del PdCI (con la consigliera Zorzini) e della Lega Nord (in particolare i consiglieri Violino e Guerra) e di alcuni esponenti dei DS e della Margherita (ricordiamo tra loro, in particolare, i consiglieri Travanut, Menosso, Menis e Tonutti) se è stato possibile superare gli ostacoli più difficili, senza dimenticare alcuni interventi determinanti dello stesso Illy. Per quanto riguarda la maggioranza va evidenziato il ruolo positivo svolto dal Partito dei Pensionati e quello poco rilevante dei Verdi; non sarà possibile dimenticare la funzione regressiva e gli ostacoli frapposti dai Cittadini per il presidente. Relativamente all’opposizione non ci ha convinto il comportamento dell’UDC, che ondeggiava tra alcune posizioni serie e condivisibili del consigliere Molinaro e gli attacchi del consigliere Salvador. L’opposizione di AN è risultata scontata fin dall’inizio, ma gli attacchi peggiori sono giunti da Forza Italia, con la lodevole eccezione del consigliere Blasoni. Deludente, per concludere, l’atteggiamento della consigliera Battellino.
È necessario, in ogni caso, sottolineare il livello veramente scarso di molti degli interventi ascoltati in Aula, espressione di una evidente ignoranza della materia, di pregiudizi e di concezioni sociali e linguistiche superate ormai da decenni, quando non di un aperto livore antifriulano. Per quanto riguarda i contenuti della legge, riteniamo importante la scelta del modello opzionale contenuta nell’articolo 12 che prevede siano quanti non desiderano avvalersi dell’insegnamento del friulano a doverlo comunicare alle scuole. Positivo anche l’inserimento del friulano all’interno della quota oraria la cui definizione spetta alla Regione. Per quanto riguarda il territorio di applicazione, troviamo discutibile la previsione di uscita per i Comuni che, di fatto, potrebbe determinare uno sfasamento tra l’applicazione della 482 e la norma regionale, anche se la soluzione trovata è la migliore tra quelle emerse durante la discussione in Aula. Crediamo sia stato un errore la previsione di modifica della grafia ufficiale (che, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non ha nulla a che vedere con la varietà standard), anche se si sono evitati i danni irrimediabili prefigurati da alcuni emendamenti in discussione.
Molti degli interventi previsti dalla legge dipenderanno tuttavia dall’efficienza e dalla volontà degli organi chiamati ad applicarli, questo anche perché si è scelto di non prevedere scadenze per adeguarsi a determinati standard, per altro già previsti dalla 482. È necessario, dunque, mantenere alta la guardia affinché gli aspetti positivi previsti dalla legge trovino un’applicazione corretta e, dove possibile, rapida. Abbiamo già perso anche troppo tempo.

Comunicati Agenzia Consiglio Notizie CR: approvata legge friulano, dichiarazioni di voto (7)
23 Novembre 2007, ore 16:34
(ACON) Trieste, 23 nov - AB - Il Consiglio regionale ha approvato la legge sulla tutela della lingua friulana con 33 voti favorevoli, 17 contrari, 3 astenuti.
I sì sono venuti dal presidente della Regione Illy e da DS-PD, Margh-PD, Citt, PRC-SE, LN, PDCI, Verdi e Part.Pens; no di FI, UDC, AN, Aut-Soc e IdV-SD; astenuti Pupulin, Lupieri e Blasoni.
Queste le dichiarazioni di voto:
Sì convinto alla legge da parte di Bruna Zorzini (PDCI), che ha parlato di dibattito di alto profilo, con momenti di utile approfondimento attorno ai nodi principali che hanno portato a un provvedimento soddisfacente.
E' una norma caratterizzante il programma di Intesa Democratica, così Kristian Franzil (PRC-SE), una legge equilibrata che dà al friulano il valore di un bene comune, di valore aggiunto per questa regione.
Una legge che dà certezza e diritti, che non impone nulla ma che offre invece opportunità. Il giudizio è di Luigi Ferone (Part.Pens) che ha aggiunto di considerarla un arricchimento per tutti e che risponde a un'attesa diffusa.
Una legge che volevamo - ha dichiarato Roberto Molinaro (UDC) - una legge necessaria, che però ci dispiace sia stata compromessa da alcune forzature e da contenuti inseriti con emendamenti che hanno più a che fare con la ricerca del consenso.
La Lega Nord ritiene questa una buona legge, di politica linguistica - a dirlo Alessandra Guerra - un provvedimento che per la prima volta riesce a portare avanti qualcosa di importante soprattutto per le nuove generazioni.
Il sì dei Cittadini è stato espresso da Bruno Malattia, con l'auspicio che in fase applicativa vi sia equilibrio, moderazione e grande cultura per evitare situazioni di rigetto per quello che deve invece essere un nuovo rinascimento della lingua friulana.
Libertà - ha affermato Piero Camber (FI) - è poter dire di sì e non l'obbligo di dover dire di no. I suoi costi, imposti da chi specula per motivi elettoralistici, verranno pagati dai cittadini e alla fine la legge non servirà nemmeno al popolo friulano.
Un popolo che deve il suo riscatto alle maniche che si è rimboccato si merita questa legge, ha detto Giancarlo Tonutti (Margh-PD). I mezzucci e il provincialismo di alcuni non possono e non devono attentare alla dignità di una cultura.
I friulani non sono una minoranza, ma parte integrante di questa regione. Paolo Ciani (AN) ha aggiunto che una lingua sopravvive se diventa il frutto della propria storia e della propria cultura. Con questa legge di vincoli e di imposizioni si è calpestato tutto questo.
E' una delle leggi più complicate della legislatura - ha ricordato Mauro Travanut (DS-PD) - ma è anche una legge fondamentale, che dà speranza a una visione politica e culturale che prima qui non c'era.
Una lingua vive se la si parla - ha detto Alessandra Battellino (IdV-SD) - ma non mi pare che qui la si parli, noi qui la usiamo solo per fare proclami. Sono friulana, parlo friulano, ma credo che nessuna lingua debba essere imposta.
Massimo Blasoni (FI) ritiene che una tutela del friulano sia dovuta, ma servirà un'applicazione di prudenza e di buon senso. Il voto di astensione è dovuto al fatto che la legge non impone obblighi.
Astensione anche per Paolo Pupulin (DS-PD) e Sergio Lupieri (Margh-PD) che, pur condividendo l'impostazione generale, dissentono sul silenzio/assenso e sulle modalità di uscita dei Comuni dalla delimitazione territoriale.
In chiusura, l'assessore Roberto Antonaz ha parlato di dibattito straordinario, di un altro tassello a completamento del programma di Intesa Democratica, di una legge di diritti, di civiltà, che consentirà ai friulani di conoscere e tramandare la propria madrelingua.

Margh-PD: Carmi su legge di tutela friulano
23 Novembre 2007, ore 16:44
(ACON) Trieste, 23 nov - COM/ET - Dichiarazione del consigliere regionale Alessandro Carmi (Margh-PD) sulla legge di tutela della lingua friulana.

"Rimangono dubbi e perplessità che non appartengono a me soltanto, ma che condivido con esponenti della politica, della cultura e della società civile; ho votato sì con un voto politico sull'operato di un presidente e di una Giunta che stanno lavorando bene per la Regione. Faccio parte di una maggioranza e voglio essere coerente con la mia scelta".
FI: Camber, una brutta legge quella sul friulano
23 Novembre 2007, ore 16:43

(ACON) Trieste, 23 nov - COM/DT - Oggi è passata la legge sul friulano: una brutta, brutta legge. E i perché sono molteplici, spiega il consigliere di FI Piero Camber. Questa legge contiene ancora troppe imposizioni. In primis alle famiglie inserendo il silenzio assenso quando la legge quadro nazionale - la 482 del 99 - prevede esattamente l'opposto, cioè la libera scelta. Libertà è poter dire di sì, non l'obbligo di dover dire no.
Poi, ricorda Camber, Regione, Province, Comuni e i loro enti strumentali come l'Azienda sanitaria dovranno garantire il diritto d'uso del friulano in tutti i rapporti con i cittadini, anche al di fuori del territorio delimitato. Avremo così vigili trilingui a Gorizia (italiano, friulano e sloveno) così come i commessi regionali che lavorano negli uffici di Trieste. E per completare il quadro, bilingui tutti gli atti rivolti alla generalità dei cittadini, garantendo altresì il bilinguismo in tutti gli organismi elettivi. Costi spaventosi di interpreti e traduttori, assolutamente non quantificabili.
Imponiamo anche ai concessionari di pubblici servizi l'obbligo di attrezzarsi a comunicare e a rispondere in friulano; a predisporre persino piani speciali di politica linguistica. Così le aziende del gas, acqua, luce, dei trasporti, ma anche tutte le aziende telefoniche e quelle televisive (aziende peraltro quotate in borsa) dovranno attrezzarsi, conformarsi. Ma, la domanda sorge spontanea, sono imposizioni legittime?
Ci saranno poi albi speciali per i docenti abilitati all'insegnamento della lingua friulana nella lingua friulana. I presidi stessi quantificano in 2-3 milioni il costo di questi nuovi insegnanti. Chi pagherà?
Non siamo contro il friulano, anzi, annota Camber, siamo pienamente favorevoli alla tutela della lingua e della cultura friulana, così come di tutte le culture, di tutte le parlate della regione. Tant'è che abbiamo detto di sì al coinvolgimento della Filologica friulana, all'insegnamento volontario del friulano e a gran parte delle norme concernenti i mezzi di comunicazione e le realtà associative. Abbiamo proposto l'introduzione del friulano nelle scuole come materia facoltativa. Siamo però contro a chi specula su questa legge per motivi elettoralistici. Siamo convinti che questa nuova legge non servirà né al popolo friulano né alla giustamente orgogliosa terra friulana.
Citt: legge friulano, i commenti dei consiglieri
23 Novembre 2007, ore 17:11

(ACON) Trieste, 23 nov - COM/DT - Nonostante le tante disquisizioni sul punto, fa notare il capogruppo dei Cittadini Bruno Malattia in un commento sulla legge sulla lingua friulana, questo provvedimento non impone automatismi di sorta nel settore scolastico: il meccanismo adottato per la scelta dell'insegnamento della lingua friulana non è quello di un silenzio-assenso, ma di un dissenso informato: è richiesta, infatti, la puntuale informazione delle famiglie al momento della preiscrizione per garantire una scelta consapevole di questa opportunità formativa. Ci auguriamo, piuttosto, che la legge venga applicata con intelligenza e senza strumentalizzazioni.
Il nostro gruppo è stato un protagonista di questa discussione - afferma Carlo Monai - soprattutto per garantire una tutela della lingua e della cultura friulana lontana da ideologismi e da volontà neocentraliste. I Cittadini sono riusciti a far condividere il principio, così come è avvenuto per la tutela dello sloveno, che la ricchezza e l'originalità del friulano risiede proprio nelle sue tante varietà locali, nobilitate anche in campo letterario da tanti scrittori come Pier Paolo Pasolini, Amedeo Giacomini, Elio Bartolini.
Il 5 luglio scorso - ricorda Piero Colussi - abbiamo organizzato a Spilimbergo un apposito convegno sulle parlate locali e sul friulano, che è stato molto utile per mettere a fuoco la necessità di evitare vincoli impositivi. La Regione sosterrà anche la produzione di programmi in lingua friulana con il vincolo che il 60% di questi dovrà essere realizzato da produttori indipendenti; un modo per garantire ai tanti autori e alle tante produzioni della regione di trovare anche una platea televisiva.
Paolo Panontin, infine, si è detto soddisfatto per la possibilità data ai Comuni del Pordenonese di scegliere la permanenza o meno nel perimetro di applicazione della legge, in questo modo rimediando a errori e forzature del passato.
UDC: Molinaro, legge friulano, spot elettorale ideologico
23 Novembre 2007, ore 18:34

(ACON) Trieste, 23 nov - COM/DT - Siamo e continuiamo a essere per la tutela e la valorizzazione della lingua friulana. Riteniamo che fosse necessaria una nuova legge regionale, ma non una legge compromessa come quella approvata dal Consiglio regionale. Il capogruppo dell'UDC Roberto Molinaro motiva così il voto contrario del gruppo alla legge sulla valorizzazione del friulano.
Diverse le ragioni. Innanzitutto, spiega, la questione tanto discussa dell'introduzione del silenzio assenso per l'insegnamento del friulano nelle scuole che, secondo Molinaro, "viola il diritto delle famiglie di dire sì o no, oltre alla normativa nazionale. C'è stata una rincorsa a una posizione estrema ideologica, che sicuramente non porterà bene al Friuli, per meri scopi elettorali del presidente. Il contenzioso che nascerà sarà ampio e metterà a rischio la stessa introduzione del friulano a scuola".
Altro motivo di critica è l'uso pubblico del friulano che esce "annacquato" con questa legge. "Si sono fatte grandi previsioni - sottolinea Molinaro - che, di fatto, troveranno applicazione solo con l'attivazione dei piani linguistici, ma nessuna risorsa finanziaria è stata stanziata per la loro attuazione".
Secondo il consigliere, poi, c'è anche una forzatura della potestà legislativa con la previsione, tra l'altro, degli obblighi per i concessionari dei pubblici servizi e del concerto obbligatorio con la direzione scolastica regionale in materia di elenco dei docenti, assumendosi competenze proprie del legislatore statale.
Con la possibilità di modificare, infine, il perimetro entro il quale le norme trovano applicazione, sì è creata una pericolosa complicazione, dato che ora avremo due perimetri, uno per le norme statali e uno per quelle regionali.
La maggioranza - prosegue il capogruppo UDC - non ha tenuto in considerazione le decine di proposte migliorative e correttive che avevamo presentato il aula, privilegiando la coesione della stessa e il rapporto con la Lega Nord. Avevamo proposto, tra l'altro, l'istituzione di uno sportello dell'Arlef per l'ascolto, l'informazione la consulenza sui diritti linguistici e la costituzione di una Commissione scuola rappresentativa di tutto il mondo scolastico. Volevamo poter esprimere un voto non negativo, conclude Roberto Molinaro. Invece la maggioranza ha scelto una intesa privilegiata con chi condivide posizioni estreme. Da ciò, giocoforza, un voto negativo, accompagnato dalla preoccupazione per il destino di una legge che si è voluto compromettere fin dall'approvazione.


 
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