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Rezenjion dla gramatica dl Ladin Standard/LS
scrit ai 21 January 2003 da les 11:43:44 da feir

Ladin Standard

 

L'auspicio è che il "LADIN STANDARD" divenga una lingua d’arte, con sangue e arterie pulsanti

de Walter Belardi, prof. univ. a la universitè La Sapienza/Roma

La "Gramatica dl Ladin Standard" ha tutte le carte in regola per cominciare a servire da guida e da bussola per chi, nato all’ombra del Sella, avverta la grande importanza ideologica se non perfino il bisogno di uscire, nello scrivere in ladino, ufficialmente o privatamente, dalla dimensione valliva, pur sempre rispettabile e da non dimenticare, per attingere a una uniformità che secoli di storia con vicende differenziate e spesso antitetiche, una struttura orografica ostacolante e l’assenza di un centro di cultura e di incontro unificante non avevano mai permesso.



Dopo appena sette anni dall’avvio dell’organizzazione contraddistinta dalla sigla SPELL (Servisc de planificazion y elaborazion dl lingaz ladin), costituitasi per realizzare la progettazione di un ladino dolomitico sellano comune scritto, frutto di selezioni calcolate e ragionate fatte dal compianto Heinrich Schmid, a far ciò invitato negli anni Ottanta soprattutto da Lois Craffonara e Fabio Chiocchetti, ecco apparire una prima compiuta forma di grammatica di questo inventato e tanto da molti desiderato ladino comune scritto (ladino standard, LS) che dovrà coesistere con l’italiano e il tedesco.

Heinrich Schmid aveva già fatto un’esperienza analoga disegnando per i Grigioni un romancio-grigione comune, che il tempo sta dimostrando essere stata una "invenzione" utile e proficua. Benché gli autori di questa grammatica in epigrafe (GLS, scritta, nota bene, in LS) la definiscano "n prum vare", un primo passo, un work in progress (del resto ogni lingua è sempre in sviluppo, e le artefatte non si sottraggono al principio), la GLS ha tutte le carte in regola per cominciare a servire da guida e da bussola per chi, nato all’ombra del Sella, avverta la grande importanza ideologica se non perfino il bisogno di uscire, nello scrivere in ladino, ufficialmente o privatamente, dalla dimensione valliva, pur sempre rispettabile e da non dimenticare, per attingere a una uniformità che secoli di storia con vicende differenziate e spesso antitetiche, una struttura orografica ostacolante e l’assenza di un centro di cultura e di incontro unificante non avevano mai permesso. Nel mondo di Internet, la comunicabilità multilaterale quasi ha reso superflua la presenza fisica e geografica di un centro di convergenza (un mercato, un centro culturale, religioso etc.) perché un’impresa linguistica e una unità linguistica possano affermarsi.

Il progetto SPELL (spell@ladinia.net) è sostenuto dall’Unione Europea, giustamente, eticamente, sensibile alle sorti delle minoranze linguistiche. Le spese per la stampa della grammatica sono state sostenute dalle Casse Rurali di Selva, Corvara, Nova Levante-Vigo, Campitello, Canazei e Moena.

Nella mia fortunatamente non breve vita ho conosciuto, attraverso fonti e perfino direttamente, un gran numero di tentativi nell’area sellana vòlti a superare il particolarismo linguistico locale, e li ho ricordati e illustrati nei miei volumi, regolarmente ignorati nella ladinistica "italiana", la quale soffrirà non poco nel dovere prendere atto della pubblicazione di questa grammatica. La ladinistica "italiana" (della quale non faccio parte, non essendo gregario, e visto anche che la mia attività in questo settore rappresenta sì e no un quinto del mio prodotto intero), per bocca propria o per bocca di Johannes Kramer o di altra pubblicistica tirolese in lingua tedesca, sostiene infatti che un ladino (in particolare un ladino sellano) e un popolo ladino non esistono né sono mai esistiti (in realtà, in un testo paleolombardo della prima metà del XIV secolo, anteriore quindi al processo di massima toscanizzazione, l’ethnos locale era chiamato Laìn). Sarebbe come dire che la grecità non è esistita prima del costituirsi su base ionico-attica della koinè diàlektos, che un italoromazo non è esistito prima delle Tre Corone, etc. È sufficiente l’esistenza di una comunione lingustica perché si sia autorizzati a parlare per brevità, nella fattispecie, di lingua greca o di "greco" anche prima del costituirsi della koinè, di "italiano" anche prima di Dante, Petrarca e Boccaccio (pur se italiano in tal senso fu introdotto dal Varchi e del Bembo), e quindi di ladino sellano anche prima del ladin standard (LS) del 2001.

Tentativi di superamento delle differenze dialettali non sono stati mai necessari in Val Gardena, che conosce una parlata unitaria (laddove i dati presentati nel LEI sembrano testimoniare una grande varietà dialettale), né nel Livinallongo, sibbene in Badia, con la grande prova presso che privata (a base badiotto-marebbana) di Micurà de Rü (prima metà del XIX secolo), e poi di Jangmatî Declara, che pubblicò nel 1878 il "Prum liber lading", in una Schriftsprache che potesse anche questa soddisfare Marebbani e Badiotti (altrettanto è da dire per le varietà del fassano). Non sono mancati anche tentativi di elevare una varietà locale a lingua di scrittura comune a tutti i Ladini. Max Tosi, dopo la seconda guerra mondiale, propose per l’intera area sellana il gardenese (essendo personalmente appassionato di gardenese), ma senza successo. In Val Badia, nella seconda metà degli anni Cinquanta, la notevole attività pubblicistica di Franzl Pizzinini servì a far conoscere nelle scuole e fuori delle scuole nella Val Badia una piacevole lingua scritta colorata di inflessioni dialettali meridionali o sia altobadiotte. Successivamente, defunto Franzl Pizzinini, in Val Badia è tornato a prevalere nella scrittura il tipo settentrionale, ossia bassobadiotto o ladin in senso stretto, grazie anche alla più recente fondazione a San Martino di un Istitut Ladin. Ma il progetto "Schmid-SPELL" è di altro genere: (1) esso non si basa su una determinata varietà del ladino sellano da elevare a lingua sopralocale, bensì si basa, attraverso valutazioni presso che statistiche temperate da principi di opportunità (se si vuole: di compromesso), su una forma "media" di ladino, nella quale ogni varietà di ladino possa in certa misura e per il massimo numero possibile di aspetti riconoscersi (si cerca di coinvolgere nell’impresa anche l’area di Ampezzo, anche se il dialetto residuale parlato a Cortina ha tratti che lo distanziano alquanto dalla comunione sellana); (2) esso mira a fornire, come si suole dire, una "lingua-tetto", capace di proteggere, non di far sparire, le varietà locali, ma capace anche di essere mezzo unitario e comune di espressione, per far conoscere non solo nell’ambito tirolese, trentino e veneto, ma anche in quello europeo l’ideologia unitaria che alberga da generazioni nella coscienza di molti Ladini delle Dolomiti, laddove Theodor Elwert, tanto benemerito per altri aspetti (successivamente anche Johannes Kramer), in un discorso ufficiale a Vigo di Fassa, aveva suggerito ai Ladini di sistemare in un museo le loro parlate folcloristiche e di usare come "lingua-tetto" o l’italiano o il tedesco o entrambi, se desideravano davvero progredire sulla strada della cultura.

Va da sé che se da una parte si scende a sud di Moena (già il moenese rappresenta in certo modo una transizione) e se dall’altra ci si inoltra lungo il corso del Cordevole o ci si spinge dentro il Cadore, per quanto numerose possano essere le isoglosse che legano il sellano alle parlate di queste altre zone, la GLS non risulta più applicabile, né ci sarebbe ragione di tentare di applicarla o farla applicare. Nella effettualità della pratica, questa grammatica con la sua peculiare struttura contribuirà ad accentuare l’autonomia di ciò che resta del ladino atesino rispetto alla realtà linguistica circostante, la quale, rispetto al ladin standard scritto è destinata a rimanere a livello dialettale.

Il lettore potrebbe essere curioso di conoscere in che misura e secondo quali modalità il "ladino standard" si adatti alla realtà dialettale sottostante e al contempo la trascenda, per capire meglio la dinamica che connota il rapporto tra varietà locale e forma standard (dei processi di standardizzazione in generale parlai a lungo nel mio volume Periferia e Centro). Ma lo spazio concesso a una recensione non consente di soffermarsi sui particolari. Una eccellente Introduzione di 5 pp. scritta da Otto Gsell, romanista e grande esperto dell’area dolomitica, chiarisce come la presente grammatica aderisca al progetto di H. Schmid ma nello stesso tempo da quel progetto si differenzi su alcuni punti. Resta valido in linea generale il principio fissato da Schmid che, nel caso di differenze locali, la varietà che ha diritto di cittadinanza nel ladino standard è quella che registra più numerose "rappresentanze" nell’insieme dolomitico, vale a dire quella più rappresentata. In altri termini, in una lingua inventata come questa "il potere deve democraticamente andare alla maggioranza".

Nei casi nei quali non si configura una maggioranza, il programmatore deve intervenire scegliendo una forma che possa riuscire accettabile a ogni Ladino, perché in qualche modo presente e radicata nella pregressa storia linguistica locale. Il prof. Gsell ricorda il caso del plurale dei sostantivi maschili in  -e non tonica, che figura nel parlato ora come -esc, ora come -i ora come -ies. La GLS raccomanda -esc nel caso di parole ereditate (varesc ‘passi’), -s negli imprestiti (ofizes), essendo che -sc / -s è un morfema di plurale gallo-romanzo noto a tutti i Ladini. Un altro criterio da applicare, se quello della maggioranza non è applicabile, è quello, diciamo così per metafora, del "minimo comune denominatore". Nel caso dell’articolo maschile determinativo e indeterminativo la scelta è caduta su l, rispettivamente n, in quanto queste forme rappresentano "l mender comun denominatour" dei cinque idiomi (gardenese, fassano, badiotto, livinalese e marebbano). In altri casi ancora si è ricorsi al criterio della maggiore antichità. Così gl è stato preferito a dl (se da -CL- : gliejia rispetto a dlija  ‘chiesa’ et sim.), analogamente scl rispetto a stl (scluje, sclut ‘chiudere, chiuso’, rispetto a stluje, stlut), e ancora chest rispetto a chësc ‘questo’, etc. Altro criterio: la semplificazione. Semplificazioni con eliminazione di differenze pertinenti si sono imposte in varie occasioni. Così non è presente nell’inventario fonematica "virtuale" del LS il tipico fonema (/grafema) /ë/ (presente nel gardenese, nel badiotto, nel livinalese, in forme come il citato chësc o chël ‘quello’, Bassa Badia cal etc., e spesso usato in passato come un passepartout ortografico, come in livinalese «â», qualunque fosse la sfumatura fonetica sottostante), sostituito nella scrittura del LS dal grafema «e» (grafema, questo, di fatto polivalente dal punto di vista fonematica "virtuale", valendo anche sia per /e/ chiuso che per /e/ aperto come fonemi "virtuali" del LS; ma questa polivalenza non è per il LS un difetto e un impedimento, come in precedenza non lo era il detto «ë» per precedenti grafie).

Poiché il LS può anche essere letto (ce lo auguriamo vivamente), la GLS non poteva non lasciare liberi gli utenti di mettere in corrispondenza con i grafemi del LS la propria consuetudine foneticofonematica locale.

Benché non manchino nel LS scelte dal forte sapore gardenese (cuer non cör ‘cuore’, ciantovacantava’ e qualche altra), l’impressione che a me personalmente fa un testo in LS (ma io "non faccio testo") è quella di essere una forma prevalentemente badiotta, depurata però dei caratteri tipici delle parlate badiotte, e accresciuta di tratti che, in sede di diacronia, rappresenterebbero una fase più antica. Per esempio non -ur badiotto, né -ëur gardenese, ma -our, rispetto all’italiano -óre (in quanto continuatore di /o/ chiuso tonico in sillaba aperta). Altro criterio importante: la "pienezza" o "compiutezza" graficoarticolatoria. Cioè la GLS suggerisce di evitare le forme sincopate(-apostrofate) proprie del parlato rapido (specie del parlato gardenese).

Da almeno tre se non quattro lustri, le varietà scritte locali sellane si erano modernizzate notevolmente nel lessico (derivazioni e neoformazioni), specie dopo l’introduzione delle varietà scritte usate per legge come terza lingua nelle amministrazioni locali di Badia e Gardena. L’obiettivo della modernizzazione è anche il secondo importante obiettivo della GLS accanto a quello della unificazione. Scrive nella presentazione Erwin Valentini: «Con l’edizion de chesta gramatica onse arjont n travert essenzial sun l troi dla modernizazion dl ladin» (dò così al lettore anche un esempio di questa lingua), cioè abbiamo raggiunto un traguardo (per travert cf. vardé infinito, verde prima persona dell’indicativo) essenziale sulla strada della modernizzazione del ladino.

Molto ci sarebbe ancora da dire sulla morfosintassi e sulla sintassi, ma lo spazio è tiranno.

Una nutrita bibliografia testimonia l’ampiezza della base dottrinaria sulla quale questa impresa considerevole e illuminata è stata costruita. Agli autori, che pur citano altri tre miei lavori, è sfuggito quello ampio, e forse più importante dal punto di vista grammaticale, riguardante la complessa storia dacronica della formazione dei plurali nel gardenese, pubblicato nella rivista «Ladinia» vari anni fa. A chi spetterà il giudizio definitivo sulla validità (e sulla adattabilità e perfettibilità) di questa GLS? Erwin Valentini e Otto Gsell lo dicono chiaramente: all’utenza ladina. Se questa utenza sarà volenterosa e si applicherà allo studio e alla consultazione di questa grammatica, se avvertirà quanto è importante per la sopravvivenza della ladinità sellana come minoranza condividere l’ideologia che ha ispirato questo progetto, e se si abituerà a scrivere il più possibile in LS, allora tanto grande impegno non sarà stato inutile, e non, avranno ragione i detrattori della ladinità sellana, i quali con spirito si direbbe " senza offesa " di dotti necrofori stanno in attesa da qualche anno che il progetto Schmid-GLS fallisca e scompaia nell’oblio, per poter dire finalmente "Avevamo ragione!".

Non resta da augurarsi che anche una schiera di bravi scrittori faccia propria questa lingua, così che questa lingua "more geometrico expressa" divenga una lingua d’arte, con sangue e arterie pulsanti.
Walter Belardi

Gramatica dl ladin standard, coordinatore: Erwin Valentini (Badia-Lussemburgo); redattore: Nadia Chiocchetti; comitato di redazione: Rut Bernardi, Fabio Chiocchetti, Otto Gsell (Eichstätt), Mathias Stuflesser, Daria Valentin, Paul Videsott (San Vigilio-Innsbruck); patrocinatori: L’Union Generela di Ladins dles Dolomites, gli Istituti Culturali Ladini di Vigo di Fassa e di S. Martino in Badia, e l’Istituto Pedagogico Ladino di Bolzano, 1ª edizione, agosto 2001, 140 pp.

Nota: Emer. prof. Walter Belardi, national member of the Accademia Nazionale dei Lincei and corresp. member of the Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.
Since 1951 prof. of Glottologia (Linguistics), then ord. prof. at "La
Sapienza" University of Rome (Italy), Facolta di Lettere e Filosofia.
Dipartimento di Studi Glottoantropologici,  P.le A. Moro 5, 00185 Roma.


 
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Re: Rezenjion dla gramatica dl Ladin Standard/LS (ponc: 1)
da MateoTaibon ai 21 January 2003 da les 12:06:13
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buon giorno professore,
e bentornato. È da tempo che non si avevano notizie di Lei.




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